Pubblicato da: calebbino | gennaio 23, 2009

Chi si occupa del Divario Digitale ?

Divario, disparità, disuguaglianza digitale significano in sostanza la difficoltà da parte di alcune categorie sociali o di interi Paesi, nell’usufruire di tecnologie basate su una codifica dei dati di tipo digitale rispetto a quella analogica. In pratica il divario tra chi può accedere ad Internet, alla posta elettronica, chi può collegarsi in Rete con un PC e chi no.

Mentre l’Information Technology sta cambiando le nostre vite, ci sono zone del mondo che non riescono a competere con le nazioni più progredite, segnate da una grande disparità che ha significative conseguenze economiche, culturali e sociali.

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Il termine Digital Divide è stato coniato dall’amministrazione americana Clinton – Gore per indicare la non omogenea fruizione dei servizi telematici tra la popolazione statunitense. (fonte Wikipedia).

Oggi però è più comune definire con questo termine il divario esistente nell’accesso alle nuove tecnologie in una prospettiva globale.

L’accesso e l’utilizzo di queste tecnologie rappresentano nel nostro mondo un prerequisito per lo sviluppo economico e sociale e la modernizzazione dei sistemi di produzione, mentre per i Paesi che non sono in grado di adattarsi al nuovo sistema tecnologico, i ritardi diventano sempre più incolmabili.

Per identificare le misure specifiche con cui agire sul divario digitale è innanzitutto necessario quantificarne l’ampiezza, seguirne la sua evoluzione, valutare la situazione ed i bisogni dei differenti Paesi in modo da poter indirizzare gli investimenti e verificarne il rendimento.

L’accesso alle tecnologie ed in particolare alle infrastrutture per connettersi alla rete dipende da diversi fattori:

Dall’area geografica (soprattutto nei Paesi in via di sviluppo). La popolazione delle aree rurali e dei quartieri più poveri dei centri urbani dispone di minori occasioni per accedere alle tecnologie dell’informazione e della telecomunicazione.

Dal sesso, dalla classe sociale e dal livello di istruzione. Spesso gli uomini godono di una maggiore mobilità e possono recarsi a lavorare nei centri urbani, mentre le ragazze sono non di rado legate e divieti religiosi e socioculturali che impediscono loro l’uso dei mezzi pubblici e la frequentazione di posti pubblici, appunto gli Internet Point, in determinate fasce orarie.

L’assenza di infrastrutture e servizi. Essa limita la diffusione delle tecnologie dell’informazione che presuppongono invece grandi investimenti economici

La funzione di reddito. L’accesso ad Internet è controllato dai tradizionali assi di potere, essendo limitato in termini di classe sociale, di istruzione, razza e sesso. Purtroppo in Africa per utilizzare Internet ci vuole un minimo di reddito ed un grado di istruzione superiore. Solo una minoranza della popolazione (e ancor meno le donne) quindi è in grado di usufruirne. Per questo è fondamentale che si investa nell’insegnamento di materie informatiche.

Le Information and Communication Technologies in genere aumentano il divario tra Paesi poveri e ricchi, ma se usate opportunamente, possono essere un potente strumento di rilancio.

Diverse Organizzazioni internazionali e locali stanno prendendo atto del problema e discutono sul divario digitale tra il Nord ed il Sud del mondo, avviando progetti sperimentali volti a testare l’efficacia e l’impatto che l’uso di questo mezzo può provocare su civiltà così distanti da quella occidentale.

Si tentano approcci all’e-learning, alla telemedicina, all’e-commerce per sviluppare l’economia dei villaggi e migliorare le condizioni di vita delle popolazioni.

Tuttavia è necessaria un’infrastruttura fisica fatta di reti telefoniche ed elettriche, modem e computer perché tutti possano realmente avere accesso all’informazione, oltre alle competenze per utilizzare e diffondere questa cultura.

Non servono, invece, tecnologie di ultima generazione e lo dimostrano i progetti ingegnosi messi a punto nelle aree rurali più isolate del globo.

L’unico limite alla condivisione della telematica con i Paesi in via di sviluppo risiede nella volontà di intervenire da parte di quelli sviluppati.

I problemi di infrastrutture nel Sud del mondo sono comunque innegabili, e vanno dalla difficile gestione dei diritti di uso o di transito non territoriali alla scarsità di terminali di accesso.

Gli esperti sostengono che il problema risieda nella mancata privatizzazione e liberalizzazione delle reti telefoniche, tuttavia i governi spesso lamentano che le compagnie telefoniche nazionali perderebbero parte dell’utile se si abbassassero le tariffe.

Solitamente però la riduzione delle tariffe incoraggia la gente ad utilizzare maggiormente il telefono, permettendo di migliorare il sistema.

In alcuni paesi bisogna chiedere agli operatori che regolamentano il servizio il permesso ufficiale per installare un apparecchio telefonico ed affittare un modem: le dogane, poi, bloccano l’espansione delle reti impedendo loro il passaggio di materiale informatico, visto come minaccia al controllo ufficiale sull’informazione.

La speranza è che oggi le ITC consentano ai  Paesi in via di sviluppo di fare il cosiddetto “salto della rana“, ossia che inneschino un circolo virtuoso in grado di condurli allo sviluppo,senza passare attraverso tutte le fasi che tradizionalmente questo percorso comporta.

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